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I sugali romagnoli

I sugali sono un tipico dolce autunnale della Romagna, di origine contadina che si prepara e si consuma, per tradizione, negli stessi giorni della vendemmia come dolce sia a pranzo che a cena oppure per una gustosa merenda. Se almeno una volta nella vita vi siete chiesti come fare i sugali e quali sono i procedimenti da eseguire siete nel posto giusto: anche in questo caso, così come in tutte le nostre ricette , vi forniamo la ricetta delle nostre azdore. Conservatela e fatene buon uso!

La ricetta dei sugali è molto semplice e si tramanda di generazione in generazione.

Come fare i sugali? Noi azdore li prepariamo così:

Ingredienti: Mosto d’uva filtrato, pane grattugiato, farina gialla di mais, buccia grattugiata di limone, semi di anice.

Preparazione: dopo aver messo a bollire il mosto per qualche ora, introducete la farina e gli altri ingredienti. Quando il composto ha raggiunto una consistenza compatta, versatela negli stampi, lasciatela raffreddare e conservatela nel frigo.

I sugali non sono l’unico dolce tipico romagnolo del periodo della vendemmia: molti, infatti, saranno golosi dei savor (per sapere cosa sono i savor, ecco un nostro approfondimento qui)

E voi cosa preferite? 

sugali savor romagnoli ricetta

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savor ricetta romagnola

I savor: la ricetta romagnola

Il Savòr, detto anche Savour, è un prodotto tradizionale della nostra Romagna strettamente legato alla preparazione domestica della Saba. La ricetta romagnola dei savor viene gelosamente custodita da ogni famiglia e tramandata di azdora in azdora. In passato veniva conservato in grandi orci di terracotta dall’imboccatura larga. Ricco di zuccheri, vitamine e sali minerali, ha un elevato potere nutritivo ed è ottimo a colazione e a merenda.

Il consiglio dell’azdora

Spalmatelo sul pane e sulla piadina, oppure utilizzatelo come ingrediente per la preparazione dei vostri dolci casalinghi: ottimo per le crostate, i tortelli di carnevale. Oppure provatelo con i nostri formaggi tipici

Come si prepara?

I savor: ecco la ricetta romagnola

Ingredienti: mosto d’uva, buccia di melone o cocomero essiccate e tagliate a fettine sottili, polpa di zucca, bucce di arance e limoni, frutta secca (gherigli di noce, pinoli e mandorle dolci), mele e pere cotogne, fichi secchi, uva passita.

Preparazione: mettete a bollire il mosto d’uva e ridurlo della metà fino a diventare Saba. Versare la frutta e riportare a bollore lento mescolando spesso, fino a ridurre il volume di 2/3. La frutta deve rimanere intatta, lucente e di colore scuro.

Buon appetito!

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La piadina romagnola

La piadina romagnola originale è una sintesi elementare di farina, acqua o latte, strutto, sale e bicarbonato, cotta sul testo – la tegia – una piastra rotonda e piatta, di pietra refrattaria o terracotta.

A dispetto della sua semplice ricetta, ne esistono diverse varietà: a seconda della zona cambiano cottura, dimensioni e spessore. Man mano che si procede verso l’entroterra diventa più alta e piccola, fino a poter essere incisa e imbottita, quasi fosse un panino. Per questo possiamo dire che ogni zona può vantare la sua piadina romagnola originale!

La piada può essere mangiata in sostituzione del pane, per accompagnare qualsiasi pietanza nel corso del pasto. Più spesso però viene piegata a metà e farcita con gli ingredienti più vari: salsiccia alla brace o alla piastra, affettati o porchetta, rucola o squacquerone, erbette o verdure gratinate, creme dolci e confetture.

Le farciture del crescione più comuni sono le erbe (spinaci e bietole, rosolacci, macerate nel sale), oppure la zucca e le patate.

Come si prepara la piadina? La ricetta delle nostre azdore!

Ingredienti: 1 kg di farina, 180 di strutto di mora romagnola, 1/2 litro di latte, 22 gr di sale di Cervia, 1 pizzico di bicarbonato.

Preparazione: formate una fontana di farina su un tagliere, aggiungete al centro tutti gli ingredienti, impastate con il latte. Formate delle piccole palline e tiratele con il mattarello. Cuocetela sulla tegia.

La curiosità: perchè la piada è il simbolo della Romagna?

Grazie a poeti come Giovanni Pascoli, romagnolo, che nelle sue opere spesso la menziona arrivando a definirla il cibo nazionale dei Romagnoli!