mostra mezzadria

A Faenza la mostra sulla mezzadria

La mostra sulla mezzadria racconta una lunga storia della nostra terra.

Sarà visitabile il 6, 7 e 8 maggio la mostra sulla mezzadria allestita presso Villa Rotonda a Faenza in occasione dell’evento La musica nelle aie (qui il programma completo). La mostra è l’occasione di riflessione sull’istituto della mezzadria e sulle caratteristiche proprie di questi contratti in uso anche in Emilia-Romagna.

mostra mezzadria

LA MEZZADRIA

La mezzadria (da un termine derivante dal latino tardo che indica “colui che divide a metà”) è un contratto agrario d’associazione con il quale un proprietario di terreni (chiamato concedente) e un coltivatore (mezzadro), si dividono (normalmente a metà) i prodotti e gli utili di un’azienda agricola (podere).

La direzione dell’azienda spetta al concedente. Nel contratto di mezzadria, il mezzadro rappresenta anche la sua famiglia (detta famiglia colonica). C’era un forte divario sociale tra proprietario della cascina, borghese, cittadino, possidente ed il mezzadro, semplice lavoratore di campagna ancora analfabeta. Al mezzadro venivano richieste capacità e autonomia professionali, ma anche onestà, rettitudine morale e familiare e abnegazione nel lavoro.

Il “Padrone”, vocabolo oggi connotato in modo negativo, in senso classista ed associato un poco al concetto di sfruttamento del lavoratore, allora era concepito forse come un rapporto familiare tra quello che oggi si identifica come il concedente e la famiglia mezzadrile nel suo insieme.

Podere, famiglia colonica, casa rurale e proprietà costituivano una struttura armonica indivisibile con obblighi, diritti e doveri per le parti contraenti. A guidare la ripartizione del profitto era il principio “della metà”. I prodotti – eccetto il vino e modesti quantitativi di frumento e mais – erano destinati al consumo delle due famiglie (padronale e mezzadrile) o all’impiego zootecnico. L’imprestazione o la prestanza rappresentava quanto il mezzadro riceveva in prestito, entrando in cascina. Le medesime quantità o cose dovevano essere lasciate o restituite al termine del contratto. Dunque una sorta di prestito, che comprendeva denaro, alimenti per la famiglia e per il bestiame. I beni massareggiati erano i terreni, i campi, le vigne inclusi nel contratto di mezzadria.

Al mezzadro venivano richieste delle servitù, oltre alla divisione dei prodotti, generalmente a metà, e spesso anche in un rapporto di 2:3 nel caso di vino, ma soprattutto la condivisione del “progetto produttivo” e quindi assoluta fedeltà, ubbidienza non solo al padrone ma anche al suo intermediario, spesso presente (fattore). Venivano inseriti in queste capitolazioni anche doveri che eccedono il ruolo agricolo, che forse oggi considereremmo di normale cortesia di buon vicinato ma certamente un obbligo nell’ambito di un rapporto di parziale sottomissione: impastare e cuocere il pane dopo aver portato le granaglie al mulino, rifornire la famiglia del padrone, quando presente, di generi alimentari, svolgere lavori di pulizia e ordine tipo spazzare l’aia e il giardino, fare il bucato e prestare assistenza in caso di malattia del padrone o di un suo familiare. Ovviamente il padrone non disponeva di mezzi autonomi di locomozione e quindi si avvaleva del traino del bestiame di sua proprietà, affidato al mezzadro.

Assicurando al proprietario del fondo una congrua rendita senza bisogno di grandi investimenti, la mezzadria costituì a lungo un freno all’introduzione di metodi imprenditoriali nell’agricoltura, con la conseguenza di una bassa produttività dei terreni. È tuttavia valido il patto con il quale taluni prodotti si dividono in proporzioni diverse.

L’importanza dello studio della mezzadria è inseribile nell’analisi della continuità tra il passato, il presente e il futuro della nostra agricoltura, costituito dalla produzione di beni pubblici, beni e servizi che hanno valore per la società, con riferimento non solo alla produttività ma anche alla protezione dell’ambiente, alla fertilità dei suoli e alla qualità delle acque, alla conservazione della biodiversità e del paesaggio, alla salute delle piante e degli animali e allo sviluppo rurale.

Mostra XILOGRAFIA l’incontro tra due grandi tradizioni

Mostra “XILOGRAFIA: l’incontro tra due grandi tradizioni”

Si terrà dal 4 al 14 marzo, presso la Galleria d’Arte Molinella a Faenza, la mostra “XILOGRAFIA l’incontro tra due grandi tradizioni: la stampa su tela e la stampa su carta”.

L’incontro è programmato per giovedì 3 marzo alle ore 18.00 presso la Sala Bigari del Comune di Faenza, con il contributo di Lea Gardi (Presidente de Il Lavoro dei Contadini), Enrico Versari (Docente ISIA Faenza e Artista), Egidio Miserocchi (Architetto e Stampatore), Pietro Lenzini (Già Docente accademia Belle Arti di Bologna e Artista), Maria Agata Amato, Docente Accademia Belle Arti Bologna e di Massimo Isola (Sindaco Faenza).

Mostra XILOGRAFIA l’incontro tra due grandi tradizioni

Sempre Giovedì 3 marzo, dopo l’incontro, alle 19.00 inaugurazione della Mostra presso la Galleria d’Arte Molinella a Faenza (mostra aperta al pubblico dal 4 al 14 marzo dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.30) dove saranno esposte nuove e antiche matrici di legno, strumenti di lavoro, ma anche opere finite come tele stampate della tradizione Romagnola e una selezione di xilografie su carta realizzate dai grandi artisti romagnoli del Novecento.

Una sezione straordinaria è stata riservata agli studenti del corso di incisione dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che in collaborazione con lo stampatore su tele Egidio Miserocchi, Carta Bianca Editore e Il Lavoro dei Contadini, hanno realizzato, in occasione dei festeggiamenti artusiani del 2021, opere su carta e su tela ispirati dal tema “Il bello e il buono della tavola”. In occasione dell’inaugurazione, sarà presentato il Catalogo delle Mostra, realizzato da Carta Bianca Editore – Faenza.

LA XILOGRAFIA SU TELA E SU CARTA

L’edizione dei Lòm a Mêrz 2022 propone il tema della «Biodiversità nelle Terre di Romagna», intesa come «biodiversità culturale». Quindi certamente una biodiversità agricola, che è il risultato delle interazioni tra selezione naturale e quella messa in atto dall’uomo, ma anche associata agli usi, alle conoscenze, ai costumi, ai dialetti e alle ricorrenze che la comunità rurale ha sviluppato nei secoli e che intende continuare a proteggere.

Un unico “Paesaggio rurale”, dove le antiche e nuove tradizioni contadine si rimescolano con la sapienza dell’artigianato e ispirano la vena creativa dell’artista e del poeta. L’uomo che lavora la terra ha avuto bisogno della abilità e della genialità dell’artigiano che ha saputo, con le proprie mani, dar forma agli strumenti più idonei e più funzionali; fabbri, falegnami, carpentieri, ceramisti, bottai, birocciai, sarti, carradori, arrotini, cestai, cordai, norcini, barbieri e calzolai hanno avuto il compito di rendere più facile e gradevole la dura vita delle campagne. Per queste motivazioni, anche la tecnica della xilografia, con stampa su tela e su carta, rientra a pieno titolo nel confine della biodiversità culturale della Romagna.

Seppur con tecnica di stampa e composizione di inchiostri diversi queste due tecniche condividono un percorso comune nella progettazione e realizzazione della matrice elemento che necessita di una elevata abilità manuale e progettuale per ottenere un risultato di stampa. La stampa su tela ha avuto una funzione simbolica oltre che pratica; tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, le famiglie contadine hanno utilizzato le tele grezze stampate a ruggine dapprima come coperte da buoi in occasione di fiere, feste e processioni, ma anche lenzuoli e tovaglie, che avevano la funzione di abbellire le loro modeste case.

L’agricoltore forniva una tavoletta di legno ricavata da alberi quali pero e ciliegio e la consegnava nelle mani dell’ intagliatore che eseguiva motivi tipici della tradizione romagnola come il galletto, la pigna, la melagrana per realizzare una matrice utilizzata poi per la stampa su stoffa.

La tecnica xilografica applicata alla stampa su carta ha poi avuto, nel primo Novecento, in particolare in Romagna, una stagione di grande sviluppo. Artisti faentini quali Domenico Baccarini, Francesco Nonni, Giannetto Malmerendi, Serafino Campi, Alfredo Morini e i brisighellesi Giuseppe Ugonia e Domenico Dalmonte hanno sperimentato la tecnica dell’incisione su legno con risultati che ancora oggi hanno un grande valore artistico.

Nelle opere che si possono ancora apprezzare sfogliando la rarissima rivista Xilografia ideata da Francesco Nonni e stampata nello stabilimento dei F.lli Lega ma anche nelle bellissime copertine della rivista La Piè, frequenti sono i rimandi ai simboli della Romagna e alle tradizioni del mondo contadino.

L’evento è realizzato con il contributo di: Comune di Faenza, BCC Ravennate Imolese e Forlivese, in collaborazione con Accademia delle Belle Arti di Bologna, Il Lavoro dei Contadini in Romagna-Comunità Slow Food, IF Imola Faenza Tourism Company e con il patrocinio della Unione della Romagna Faentina e del Comune di Faenza.

Un particolare ringraziamento: “XILOGRAFIA L’incontro tra due grandi tradizioni: la stampa su tela e la stampa su carta” per il convegno a Enrico Versari, Egidio Miserocchi, Paolo Gianessi, Pietro Lenzini, Maria Agata Amato, Massimo Isola, per la Mostra a Paolo Gianessi, Egidio Miserocchi e alla Docente Maria Agata Amato e agli Studenti del corso di incisione dell’ Accademia delle Belle Arti di Bologna e agli “Amici dell’Arte” ai Prestatori di opere per la Mostra, Giorgio Cicognani, Pietro Lenzini, Marco Sangiorgi, Gianni Cerasoli, Stefano Dirani, Damiano Bandini, Egidio Miserocchi, F.lli Visini, Enzo Alfatti, Romano Segurini, Vittorio Lega; agli Autori dei testi del catalogo, Pietro Lenzini, Alberto Mingotti, Egidio Miserocchi, Maria Agata Amato, Enrico Versari; per il progetto grafico a Marilena Benini; per la gestione del programma e delle attività sui social media a Thomas Venturi de “Le Officine del Web”; infine a tutti coloro che hanno collaborato e che collaboreranno a questa edizione dei Lòm a Mêrz.

Lumi di Marzo 2022

Dopo il tramonto, dal 26 febbraio al 3 marzo, l’accensione dei fuochi nelle aie delle case di
campagna in vari Comuni della Romagna.

Il Presidente Lea Gardi, in premessa ci porta il pensiero del Consiglio dell’Associazione in merito all’organizzazione dell’edizione 2022:

“Data l’attuale situazione, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di Covid 19, ci auguriamo di poter beneficiare nuovamente di una presenza “importante” nelle aie, dopo lo stop forzato del 2020 e l’edizione “virtuale” del 2021”.

IL PROGRAMMA DEI LUMI DI MARZO 2022

Il programma prevede 20 eventi durante le 6 giornate dedicate ai Fuochi che si svolgeranno nelle aie di aziende agricole, agrituristiche e in ristoranti e altri luoghi della cultura rurale che si trovano in vari Comuni della Romagna.

L’edizione 2022 propone il tema della “biodiversità culturale” che racchiude anche una “biodiversità agricola”, risultato delle interazioni tra selezione naturale e quella messa in atto dall’uomo, intimamente associata agli usi, alle conoscenze, ai costumi, ai dialetti e alle ricorrenze che la comunità rurale ha sviluppato nei secoli e che intende continuare a proteggere.

Nella Terre di Romagna, infiniti sono oggi gli esempi di ricerca e sostenibilità delle specie vegetali autoctone: il Carciofo Moretto di Brisighella, lo Scalogno di Romagna, i vitigni Burson, Centesimino e Famoso, il melograno Grossa di Faenza, l’olio EVO di Brisighella, la pesca Buco incavato, l’albicocca Reale di Imola, la pera volpina, le mele selvatiche, il gelso, i marroni e altri “frutti dimenticati”; e inoltre delle razze di animali autoctone: la razza suina Mora Romagnola, Il bovino di razza bianca Romagnola, il pollo, il colombo e il tacchino Romagnolo.

Il Presidente Lea Gardi: “All’interno del “libretto” con il programma dei Lumi è stato dedicato un grande spazio (circa 40 pagine) nel quale abbiamo raccolto il contributo di tanti amici, professionisti, studiosi ed esperti, che hanno raccontato la loro personale esperienza sul tema della Biodiversità”.

IL TEMA DELLA BIODIVERSITÀ CULTURALE

All’interno della “biodiversità culturale” le antiche e nuove tradizioni contadine si rimescolano con la sapienza dell’artigianato rurale e ispirano la vena creativa dell’artista e del poeta e tutti insieme contribuiscono a creare il “Paesaggio rurale”.

Fin dal principio l’uomo che lavora la terra ha avuto bisogno dell’abilità e della genialità dell’artigiano che ha saputo, con le proprie mani, dar forma agli strumenti più idonei e più funzionali. Fabbri, falegnami, carpentieri, ceramisti, bottai, birocciai, sarti, carradori, arrotini, cestai, cordai, norcini, barbieri e calzolai, hanno avuto il compito di rendere più facile e gradevole la dura vita delle famiglie contadine che lavoravano la terra per produrre il cibo per tutta la comunità.

Tra le attività artigianali, la stampa su tela ha avuto una funzione simbolica oltre che pratica; tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento le famiglie contadine hanno utilizzato le tele grezze stampate a ruggine come coperte dei buoi in occasione di fiere e processioni, ma poi più diffusamente hanno utilizzato coperte, lenzuoli, tovaglie, tende, tutte stampate con la funzione di abbellire le loro modeste case.

L’ARTE DELLA XILOGRAFIA

Xilografia è il nome di questa tecnica di incisione su legno che ha origini molto antiche ed è stata applicata sia alla stampa su tela sia alla stampa su carta. La tecnica xilografica applicata alla stampa su carta ha poi avuto, nel primo Novecento, in particolare in Romagna, una stagione di grande sviluppo.

Artisti faentini quali ad esempio Domenico Baccarini, Francesco Nonni, Giannetto Malmerendi, Serafino Campi, Alfredo Morini
e i brisighellesi Giuseppe Ugonia e Domenico Dalmonte, hanno sperimentato la tecnica dell’incisione su legno con risultati che ancora oggi hanno un grande valore artistico. Nelle opere che si possono ancora apprezzare sfogliando la rarissima rivista Xilografia ideata da Francesco Nonni e stampata nello stabilimento dei F.lli Lega ma anche nelle bellissime copertine della rivista La Piè, frequenti sono i rimandi ai simboli della Romagna e alle tradizioni del mondo contadino.

INCONTRI E MOSTRE

Tutto questo sarà argomentato e sviluppato all’interno di un incontro con studiosi ed esperti giovedì 3 marzo alle ore 18,00 presso la Sala Bigari del Comune di Faenza. Al termine dell’ incontro, alle 19,00 sarà inaugurata la Mostra dal titolo “XILOGRAFIA, L’incontro tra due grandi tradizioni: la stampa su tela e la stampa su carta”, presso la Galleria d’Arte Molinella a Faenza (aperta al pubblico dal 4 al 14 marzo), dove saranno esposte nuove e antiche matrici di legno, strumenti di lavoro, ma anche opere finite come tele stampate della tradizione Romagnola e una selezione di xilografie su carta realizzate dai grandi artisti faentini del Novecento.

Una sezione straordinaria è riservata agli Studenti del corso di incisione dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che in collaborazione con lo stampatore su tele Egidio Miserocchi, Carta Bianca Editore e “Il Lavoro dei Contadini”, hanno realizzato, in occasione dei festeggiamenti artusiani del 2021, opere su carta e su tela ispirati dal tema “Il bello e il buono della tavola”.

Un’edizione dei Lom a Merz che sarebbe sicuramente piaciuta molto al nostro indimenticato e indimenticabile fondatore, Italo Graziani!

SCARICA IL PROGRAMMA DEI LUMI DI MARZO 2022

L’evento è realizzato con il contributo di: Comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Faenza, Imola, Riolo Terme, BCC Ravennate Imolese e Forlivese, BCC Romagna Occidentale, in collaborazione con Il Lavoro dei Contadini in Romagna-Comunità Slow Food, IF Imola Faenza Tourism Company, Slow Food Condotta di Ravenna, Chef to Chef, Accademia Medievale e Rione Verde – Faenza, Musica nelle Aie, Accademia delle Belle Arti di Bologna e con il patrocinio dell’ Unione della Romagna Faentina.

Un particolare ringraziamento: agli Autori dei contributi sul tema della biodiversità, Carla Brigliadori, Carlo Catani, Laura Cenni, Franco Chiarini, Samuele Dalmonte, Marisa Fontana, Gigi Mattei, Davide Montanari, Ettore Pezzi, Beppe Sangiorgi, Franco Spada, Vincenzo Tronconi, Enrico Versari, Glenda Vignoli, Mauro Zanarini e a Mauro Monti per le foto dei presidi Slow Food; per “XILOGRAFIA, L’incontro tra due grandi tradizioni: la stampa su tela e la stampa su carta”, per il convegno a Enrico Versari, Egidio Miserocchi, Paolo Giannessi, Pietro Lenzini, Maria Agata Amato, Massimo Isola, per la Mostra a Paolo Giannessi, Egidio Miserocchi e agli Studenti del corso di incisione dell’ Accademia delle Belle Arti di Bologna; a Marilena Benini per il progetto grafico; a Thomas Venturi de “Le Officine del Web” per la gestione del programma e delle attività sui social media; infine a tutti coloro che hanno collaborato e che collaboreranno a questa edizione dei Lòm a Mêrz.