Hypericum perforatum erba di san giovanni

Hypericum perforatum: l’erba di San Giovanni

Giugno è arrivato in fretta e noi come ogni anno ci prepariamo all’estate che è sì un momento lavorativo molto intenso nelle nostre aziende ma rappresenta anche un’opportunità di incontro grazie alle attività dell’Associazione. In particolare, la notte di San Giovanni è il primo evento estivo dopo i Lumi di Marzo: ci prepariamo all’evento parlandovi di una delle protagoniste della tradizione popolare di questo giorno: l’Hypericum perforatum, ovvero l’erba di San Giovanni.

Hypericum Perforatum cos’è?

L’Hypericum Perforatum appartiene alla famiglia delle Guttifere ed è meglio conosciuta come “erba di San Giovanni” per la sua fioritura in giugno, o “sangue di San Giovanni” poichè strofinando nei petali le dita si macchiano di rosso e “scacciadiavoli” per il presunto potere apotropaico. Per questo motivo, si portava sotto le vesti nella notte di San Giovanni, e si metteva nella culla dei neonati.

L’Hypericum Perforatum, inoltre, è un ottimo “rimedio vulnerario” contro le ferite: i suoi fiori gialli vengono usati nella medicina popolare poichè ritenuti antisettici, vermifughi, decongestionanti. Era usato anche nei fenomeni isterici.

Come potete utilizzarla in casa?

I fiori messi a macerare in olio e vino bianco poi bolliti danno un liquido rosso, per alleviare il dolore di scottature, piaghe e lesioni.

Una curiosità

Condividiamo con gli inglesi la tradizione di San Giovanni e dell’utilizzo dell’Hypericum Perforatum per la cura del nostro corpo. Addirittura in terra inglese questa pianta viene definita come “colei che sana tutto”.

Le azdore in cucina: la ricetta del nocino

Quando la tradizione e la cucina si uniscono danno frutti meravigliosi: la ricetta del nocino è la quintessenza della tradizione popolare contadina in un mese, quello di giugno, che inizia a scaldarci la pelle e a farci assaporare il gusto dell’estate. Nel frattempo, nelle case romagnole, si prepara il nocino e lo si conserva per molto tempo per sfoggiarlo con orgoglio nelle serate migliori, in compagnia della famiglia e degli amici.

Una ricetta semplice della tradizione che condividiamo con gli inglesi. E’ tradizione, infatti, nella notte di San Giovanni raccogliere le noci migliori per la preparazione del nocino: incaricata è la donna più esperta che sceglie personalmente quali noci raccogliere per il proprio nocino. 

foto di www.unacenaconenrica.com

La ricetta del nocino: ingredienti e procedimento

39 noci acerbe

1 kg di zucchero

1,3 litri di alcool a 95°

10 chiodi di garofano

2 cm di corteccia di cannella

la buccia gialla di un limone

1 litro d’acqua

Spaccate in 4 parti le noci e mettetele a bagno in alcool con gli aromi. Esponete al sole fino al 3 agosto e poi filtrate. Preparate uno sciroppo sciogliendo a caldo lo zucchero nell’acqua. Una volta raffreddato mescolatelo all’alcool aromatizzato.

Imbottigliate e consumate non prima di 4 mesi, ma ancor meglio dopo 2 anni.

E voi come lo preparate?

strozzapreti romagnoli ricetta

Gli strozzapreti fatti a mano

Gli strozzapreti, o stròzaprit in dialetto romagnolo, sono un particolare formato di pasta povera tradizionale, costituito da striscioline arrotolate su se stesse. Chi ama la cucina romagnola sa che questa pasta è spesso presente in tante versioni nei nostri menù. Spesso li mangiamo con il ragù, rigorosamente fatto in casa ed ognuno con la ricetta segretissima della nonna che si tramanda di famiglia in famiglia.

Ma come si fanno i tipici strozzapreti romagnoli?

Ecco la ricetta dell’azdora!

 Ingredienti: 500 gr di farina, acqua tiepida per impastare, 1 pizzico di sale.

Preparazione: tirate la sfoglia con il mattarello fino ad uno spessore di 2-3 mm. Tagliate le striscioline e arrotolatele tra i palmi della mano. Lessateli in acqua bollente e conditeli con gli strigoli oppure con il ragù di carne o di salsiccia.

strozzapreti romagnoli ricetta

foto di cucinaitaliana.info

 

La curiosità: perchè si chiamano strozzapreti?

La singolare denominazione di questo prodotto romagnolo secondo alcuni sarebbe uno strascico della lunga dominazione dello Stato Pontificio sul territorio, anche perchè anticamente questo era un piatto che le famiglie contadine usavano offrire in dono ai rappresentati della Chiesa locale che si trovavano di passaggio.

Nello specifico, l’etimologia di questo nome potrebbe far riferimento alla particolare consistenza di questo prodotto, che sarebbe in grado di saziare-strozzare