Fiera Agricola del Santerno 2022

Con la decima edizione della “Fiera Agricola del Santerno” la campagna arriva in città.

La 10^ edizione della Fiera Agricola del Santerno inaugura questa sera, venerdì 17 giugno alle ore 18.30, e si svolgerà fino a domenica 19 giugno nel parco del complesso Sante Zennaro a Imola. L’ingresso è gratuito.

Fiera Agricola del Santerno 2022

10^ Fiera Agricola del Santerno 2022

Quest’anno l’attenzione sarà focalizzata in particolare sulla Razza Bovino Romagnolo, grazie alla collaborazione con il Consorzio di Tutela Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP. Più in generale, alla Fiera Agricola del Santerno sarà rappresentato tutto il mondo agricolo: i visitatori potranno trovare una vasta area dedicata all’esposizione, degustazione e vendita di prodotti agricoli ed agroalimentari, dalla frutta alla verdura, ai formaggi, alle birre artigianali, di aziende agricole produttrici; la mostra mercato del vivaismo, macchine ed attrezzature per l’agricoltura, prodotti per il giardinaggio, e la zootecnia, nonché l’artigianato locale strettamente legato al settore agricolo, l’esposizione delle Razze Zootecniche autoctone emiliano romagnole, laboratori didattici, approfondimenti tecnici, degustazioni, intrattenimenti e folklore tradizionale e la possibilità di pranzare e cenare con i sapori della tradizione proposte dalle tante sagre del territorio.

Presenti anche i soci de Il Lavoro dei Contadini che per l’occasione allestiranno un proprio spazio nell’area nelle adiacenze al portico con la vendita dei loro prodotti tipici e di stagione. Il coinvolgimento dell’ associazione si sviluppa anche con la realizzazione di scuole di cucina, laboratori rivolti ad adulti ma anche ai bambini. Nell’occasione saranno utilizzate le farine del territorio del Molino Guidi di Sesto Imolese. Sotto la struttura messa a disposizione da Il Lavoro dei Contadini, realizzata con le tele stampate di Egidio Miserocchi, saranno ospitati i vecchi mestieri, e gli artigiani della tradizione, con dimostrazioni pratiche che nell’occasione saranno descritte e illustrate da un esperto del settore.

Fra gli artigiani, che collaborano storicamente con l’associazione, Maurizio Camilletti con le Teglie di Monte Tiffi, Egidio Miserocchi con le tele stampate a mano, mentre Gigi Franzoni proporrà l’arte dell’ impagliatura delle sedie.

Sabato e domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, i contadini e le azdore presentano le attività tradizionali della campagna d’un tempo. Si alternano lavorazioni di tessitura a telaio, lavorazione della lana: cardature e filatura, di impagliatura seggiole, di creazione di cesti in vimini, realizzazione di testi di terracotta, le stampe su tela a ruggine con Egidio Miserocchi, l’attività del fabbro, la preparazione di formaggi e ricotte a cura dell’Associazione Il lavoro dei Contadini e dell’Associazione Ricordi di Campagna.

Uno degli eventi caratterizzanti l’edizione 2022 è la tosatura delle pecore che verrà proposta dall’azienda Caboi, nostra socia. Claudia proporrà anche laboratori per la produzione di formaggi e ricotte, con possibilità di degustazioni guidate.

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La Guazza di San Giovanni 2022

In occasione della Guazza di San Giovanni il Lavoro dei Contadini propone una giornata ricca di eventi.

Il Lavoro dei Contadini, il prossimo giovedì 23 giugno, ripropone, durante la notte della vigilia di San Giovanni Battista, 9 eventi in imprese, cantine, agriturismi, fattorie didattiche in Romagna, a Riolo Terme, Brisighella, Reda di Faenza e Imola e Casola Valsenio Bagnacavallo.

La Guazza di San Giovanni 2022

La Presidente, Lea Gardi, racconta come “La Guazza di San Giovanni”, per tradizione, è ”presente” la notte fra il 23 e il 24 giugno, momento nel quale il rito pagano (solstizio di estate) si incontra e si integra con la cultura cristiana (nascita di San Giovanni, 6 mesi prima della nascita di Gesù Cristo).

LA GUAZZA DI SAN GIOVANNI

Una credenza è che in questa fase solstiziale dell’anno, le streghe fossero solite darsi convegno in questa notte attorno ad un antichissimo albero di noce, e con i frutti di questi alberi stregati, colti ancora verdi e madidi di rugiada nella notte di San Giovanni, si preparava il “nocino”, liquore ottenuto con i malli verdi delle noci. Ma è anche la Notte, durante la quale si prepara una bacinella d’acqua riempita con fiori, erbe quali iperico (Erba di San Giovanni), lavanda, artemisia, salvia, malva e altre erbe e fiori spontanee. La guazza della notte la rende magica e la mattina seguente quest’acqua si usava per lavarsi il viso e mani, in una sorta di rituale propiziatorio e di purificazione per assicurarsi amore, fortuna e salute.

Per l’immagine dell’ edizione 2022 è stata scelta la Salvia, Salvia officinalis. Erba officinale molto conosciuta e utilizzata in cucina per insaporire le pietanze, la salvia è altresì nota come rimedio nella medicina popolare per le sue proprietà (digestive, antiinfiammatorie, antisettiche, sbiancante dei denti ecc).

Il Lavoro dei Contadini anche in questa sera intende promuovere prodotti, cibo, ospitalità, coniugandoli con la tradizione della Romagna.

Ogni impresa agricola ospiterà altre aziende agricole, artigiani, scrittori e giornalisti per parlare della tradizione e dei riti della Notte di San Giovanni, quali il rito di bagnarsi i piedi nella rugiada per allontanare i pericoli, la raccolta e il riconoscimento delle erbe di campo, la preparazione del nocino.

GLI APPUNTAMENTI DEL 23 GIUGNO

Agriturismo Campo Rosso
Strada Comunale di Buggiana 146, Civitella di Romagna (Fc)
Cell. 3805142609 (Katia) – www.agriturismocamporosso.com

Agriturismo Corte dei Mori
Via Valpiana 4 San Cassiano, Brisighella Ra
Tel. 0546 86489 – info@cortedeimori.it

Agriturismo “Il contadino telamone” della società agricola RO.2MA.
via Sacramora 12 Reda di Faenza (Ra)
cell. 339 7242643 – info@ilcontadinotelamone.itwww.ilcontadinotelamone.it

Agriturismo Nasano
Via Rilone 2 – loc. Mazzolano, 48025 Riolo Terme (Ra)
Tel. 0546-70715 – Lea Cell. 339-4939961 – www.tenutanasano.itgardi.fabio@libero.it

Agriturismo “Rio Manzolo”
Via Trieste 99, Villa Vezzano – Brisighella (Ra)
tel 0546 89084 – cell. 339 7990144
www.riomanzolo.itriomanzolo@gmail.com

Azienda agricola Ravagli
Via Argine Destro Montone 220 Ragone Ravenna
cell. 3478884547 ale.ravagli@libero.it www.alessandraravagli.it

Piadineria da Lori
Via Cantone parcheggio ex campo sportivo “Enea Nannini” – Casola Valsenio
Cell. 3391782830 – daloripiadineria@gmail.com

Società Agricola Caboi Claudia e figli
Via Buffadosso 2, Fontanelice 40025 (Bo)
Cell 3349449642 – Cell 3270688284

SI CONTINUA ANCHE IL 24 GIUGNO

Al Mercato Contadino di Imola la giornata sarà dedicata a San Giovanni.

L’iniziativa “La guazza ad san Zvan” è organizzata grazie anche al contributo dei Comuni di Faenza, Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme, e la collaborazione con IF Imola Faenza Tourism Company, “Il Lavoro dei Contadini in Romagna” – Comunità Slow Food”, di tutti gli Artigiani e di tutti quelli che contribuiscono e contribuiranno con parole, musica ed altro ad arricchire l’evento.

mostra mezzadria

A Faenza la mostra sulla mezzadria

La mostra sulla mezzadria racconta una lunga storia della nostra terra.

Sarà visitabile il 6, 7 e 8 maggio la mostra sulla mezzadria allestita presso Villa Rotonda a Faenza in occasione dell’evento La musica nelle aie (qui il programma completo). La mostra è l’occasione di riflessione sull’istituto della mezzadria e sulle caratteristiche proprie di questi contratti in uso anche in Emilia-Romagna.

mostra mezzadria

LA MEZZADRIA

La mezzadria (da un termine derivante dal latino tardo che indica “colui che divide a metà”) è un contratto agrario d’associazione con il quale un proprietario di terreni (chiamato concedente) e un coltivatore (mezzadro), si dividono (normalmente a metà) i prodotti e gli utili di un’azienda agricola (podere).

La direzione dell’azienda spetta al concedente. Nel contratto di mezzadria, il mezzadro rappresenta anche la sua famiglia (detta famiglia colonica). C’era un forte divario sociale tra proprietario della cascina, borghese, cittadino, possidente ed il mezzadro, semplice lavoratore di campagna ancora analfabeta. Al mezzadro venivano richieste capacità e autonomia professionali, ma anche onestà, rettitudine morale e familiare e abnegazione nel lavoro.

Il “Padrone”, vocabolo oggi connotato in modo negativo, in senso classista ed associato un poco al concetto di sfruttamento del lavoratore, allora era concepito forse come un rapporto familiare tra quello che oggi si identifica come il concedente e la famiglia mezzadrile nel suo insieme.

Podere, famiglia colonica, casa rurale e proprietà costituivano una struttura armonica indivisibile con obblighi, diritti e doveri per le parti contraenti. A guidare la ripartizione del profitto era il principio “della metà”. I prodotti – eccetto il vino e modesti quantitativi di frumento e mais – erano destinati al consumo delle due famiglie (padronale e mezzadrile) o all’impiego zootecnico. L’imprestazione o la prestanza rappresentava quanto il mezzadro riceveva in prestito, entrando in cascina. Le medesime quantità o cose dovevano essere lasciate o restituite al termine del contratto. Dunque una sorta di prestito, che comprendeva denaro, alimenti per la famiglia e per il bestiame. I beni massareggiati erano i terreni, i campi, le vigne inclusi nel contratto di mezzadria.

Al mezzadro venivano richieste delle servitù, oltre alla divisione dei prodotti, generalmente a metà, e spesso anche in un rapporto di 2:3 nel caso di vino, ma soprattutto la condivisione del “progetto produttivo” e quindi assoluta fedeltà, ubbidienza non solo al padrone ma anche al suo intermediario, spesso presente (fattore). Venivano inseriti in queste capitolazioni anche doveri che eccedono il ruolo agricolo, che forse oggi considereremmo di normale cortesia di buon vicinato ma certamente un obbligo nell’ambito di un rapporto di parziale sottomissione: impastare e cuocere il pane dopo aver portato le granaglie al mulino, rifornire la famiglia del padrone, quando presente, di generi alimentari, svolgere lavori di pulizia e ordine tipo spazzare l’aia e il giardino, fare il bucato e prestare assistenza in caso di malattia del padrone o di un suo familiare. Ovviamente il padrone non disponeva di mezzi autonomi di locomozione e quindi si avvaleva del traino del bestiame di sua proprietà, affidato al mezzadro.

Assicurando al proprietario del fondo una congrua rendita senza bisogno di grandi investimenti, la mezzadria costituì a lungo un freno all’introduzione di metodi imprenditoriali nell’agricoltura, con la conseguenza di una bassa produttività dei terreni. È tuttavia valido il patto con il quale taluni prodotti si dividono in proporzioni diverse.

L’importanza dello studio della mezzadria è inseribile nell’analisi della continuità tra il passato, il presente e il futuro della nostra agricoltura, costituito dalla produzione di beni pubblici, beni e servizi che hanno valore per la società, con riferimento non solo alla produttività ma anche alla protezione dell’ambiente, alla fertilità dei suoli e alla qualità delle acque, alla conservazione della biodiversità e del paesaggio, alla salute delle piante e degli animali e allo sviluppo rurale.