lumi di marzo durante la pandemia

I lumi di marzo durante la pandemia

I lumi di marzo durante la pandemia non sono stati certo una passeggiata. Ma non ci siamo arresi e dalle difficoltà abbiamo scoperto dei talenti.

I LUMI DI MARZO ONLINE: UNA SCOMMESSA VINTA

Quando abbiamo pensato di portare i lumi di marzo online eravamo seriamente preoccupati. Dopo 20 anni, non potevamo immaginare che ci saremmo ritrovati, anche quest’anno, a gestire i lumi di marzo durante la pandemia. Ma non ci siamo fatti scoraggiare.

Questi lumi di marzo quest’anno volevamo davvero farli: il desiderio di poter entrare nelle case della gente e regalare un briciolo di leggerezza è stato più forte di qualsiasi “ostacolo digitale”.

Quindi ci siamo organizzati, divisi i compiti, registrato, contattato i nostri collaboratori e sostenitori: li abbiamo coinvolti tutti. Ci siamo messi alla prova: chi aveva mai fatto una diretta Facebook tra di noi? Forse nessuno. E i video come li dovevamo realizzare? Orizzontali, verticali, poca luce, troppa luce, non si sente niente. Ok ci lanciamo!

Con la caparbietà che ci contraddistingue abbiamo portato online sulla nostra pagina Facebook oltre 15 video, realizzato dirette, raccontato fiabe, zirudèli, acceso fuochi.

Oltre 7000 persone in giro per la Romagna ci hanno seguito.

I nostri video e dirette hanno raggiunto un numero di visualizzazioni che ci ha sbalorditi: quasi 24.000!!

UN INSEGNAMENTO CHE SI CONSOLIDA: SE VUOI PUOI

Cosa ci insegna questa esperienza? Che se ci mettiamo d’impegno e lavoriamo come una squadra siamo imbattibili!

Abbiamo avuto la fortuna di avere un grande maestro, Italo Graziani, e siamo certi che da lassù si sarà fatto delle sonore risate nel vederci impegnati con questi strumenti digitali.

Oggi, 5 marzo, ricorre il quarto anniversario della sua scomparsa. Come potevamo rendergli il giusto omaggio?

Abbiamo pensato di pubblicare un video sulla nostra pagina Facebook alle ore 20.00 di questa sera.

GRAZIE ITALO: UN OMAGGIO AL NOSTRO MAESTRO!

La testimonianza dedicata a Italo è prodotta e curata dal fotografo e giornalista Mirco Villa. Con questo video vogliamo ricordare un uomo appassionato della terra e delle tradizioni, che ha sempre lavorato per salvaguardare il patrimonio culturale e artigianale del nostro territorio, intrecciando rapporti umani, sempre con il sorriso e l’umiltà che lo rendevano unico e speciale.

Segui il video sulla nostra pagina Facebook

Infine, un grazie a tutti voi, alle istituzioni pubbliche e private che hanno collaborato e contribuito alla buona riuscita di questa edizione. Ci auguriamo di incontrarvi al più presto nelle nostro aie!

Grazie per aver riservato uno spazio nella vostra giornata: vi aspettiamo online e, quando si potrà, nelle aie per riscoprire assieme le tradizioni rurali, i prodotti tipici eno-gastronomici, i lavori degli artisti artigiani approfittando della proverbiale ospitalità romagnola.

s.Antonio è il protettore degli animali

Perchè S.Antonio è il protettore degli animali?

S.Antonio è il protettore degli animali e si festeggia il 17 gennaio. Scopriamo insieme qualcosa di più su questo santo così importante per la tradizione contadina.

CHI ERA S. ANTONIO

S. Antonio è da sempre rappresentato vestito da monaco perchè è uno dei primi a consacrarsi nel IV secolo d.C. in Egitto. Quando viene data la libertà di culto ai Cristiani, Antonio si nasconde nelle grotte del nord Africa e comincia una vita consacrata al Signore.

Vive per molti anni seguito da molti monaci che porteranno la parola del Signore in tutta Europa.

Nel Medioevo, i monasteri erano stati adibiti a ospedali e per mantenere gli ospedali, in occasione della festa di S. Antonio che si celebra il 17 gennaio, veniva offerto un maiale. Questo maiale era ricco di “medicine”: la sua carne, ricca di proteine, donava forza mentre il suo grasso veniva trasformato come strumento medicale (olio o pomata).

Questo è il motivo per cui il maiale rimane legato alla figura di S. Antonio.

Da qui, inizia la tradizione contadina che affida a S. Antonio la cura dei campi e degli altri animali, fonte di sostentamento per tutte le famiglie contadine.

Non solo, a S. Antonio si affidava anche la salute della pelle: lui è il santo a cui ci si affidava per curare l’herpes o il famoso fuoco di S. Antonio. L’unguento che veniva dal grasso del maiale, insieme al grano, erano i metodi che utilizzavano per curare le persone meno abbienti all’interno dei monasteri-ospedali.

s.Antonio è il protettore degli animali

S. ANTONIO É IL PROTETTORE DEGLI ANIMALI

Come avete letto S. Antonio è da sempre legato alla vita contadina e a tutto ciò che per le famiglie contadine è importante. La cura dei campi e la loro prosperità insieme alla salute dell’allevamento: per questo, è tradizione che qualche giorno prima della celebrazione di S. Antonio, il parroco si rechi nelle case contadine per benedire le stalle, le attrezzature e la casa contadina.

Nei ricordi di chi ha vissuto la vita contadina da vicino, c’è sicuramente l’immagine di S. Antonio posta davanti alla porta della stalla: lui proteggeva la fattoria e gli animali.

Gli animali non erano solo il cibo: erano aiuto nell’arare la terra, sudando la stessa fatica dell’uomo.

LA NOTTE DI S. ANTONIO NELLE STALLE

La notte che precede S. Antonio ha una valenza simbolica importante: si portava il pane benedetto dal parroco agli animali e a essi veniva riservato ogni comfort possibile.

Si dice, addirittura, che in questa notte così speciale gli animali potessero parlare: i bambini, incuriositi, stavano in silenzio per cogliere qualche parola dai loro amati animali.

UNA CURIOSITÁ

Se t am vu unurè no m spudacè (se mi vuoi onorare non sputacchiare).

Nelle case contadine le donne filavano la lana cardata bagnando spesso le dita con la saliva. La lana era paragonata alla barba di S. Antonio e per onorare il Santo, nel giorno della sua celebrazione, non si poteva filare, altrimenti la lana si sarebbe tarlata.

IN DIRETTA DALLE NOSTRE STALLE LA BENEDIZIONE DI DON GABRIELE A TENUTA NASANO

Questo articolo è stato realizzato da: Fattoria Romagnola, Il Contadino Telamone e Tenuta Nasano.

 

FIABE PER BAMBINI

Fiabe per bambini: il pane di Natale

A voi che ci state leggendo, grandi e piccini, vogliamo fare un dono: una fiaba. Spesso si fa l’errore di credere che le fiabe per bambini siano solo per loro. Noi crediamo che siano un balsamo per tutti, quindi buona lettura.

fiabe per bambini

Favola del pane di Natale

Alfonso era un contadino di quelli poveri; la terra che lavorava era di proprietà di un signore che viveva in città e che si faceva vedere in campagna quando era tempo di riscuotere la propria parte cioè la metà di tutto ciò che la terra produceva.

Alfonso era contento anche così; la terra dava sempre una certa sicurezza di poter mantenere la sua famiglia che, oltre a lui e a sua moglie Giulia, era composta da otto bambini, cinque maschi e tre femmine, tutti belli svegli e svelti. Il più grande aveva dodici anni e si chiamava Augusto, poi c’erano Luigi, Maria, Giuseppe, Francesco, Gianna, Enrico e Rosa, l’ultima nata che aveva solo un anno.

Alfonso lavorava sodo nel campo dall’alba al tramonto e anche i bambini più grandi lo aiutavano nel pomeriggio dopo la scuola, specialmente nei lavori più semplici come la vendemmia.

Alfonso gioiva nel vedere i bambini giocare insieme, dargli una mano e poi mangiare con appetito il pane fatto in casa.

Sì perché il pane, Alfonso, se lo faceva da sé, una volta alla settimana e quel giorno era una festa per tutti: i bambini si divertivano moltissimo ad impastare, ad accendere il forno e ad osservare come le pagnotte lievitassero, aumentando lentamente di volume e gonfiandosi prima di essere messe a cuocere.

Mamma Giulia, oltre a sorvegliare i bimbi più piccoli, insegnava a dare alla pasta le forme più belle come la rosetta, la treccia o il filone.

Quando il pane appena cotto veniva tolto dal forno, mandava un profumo così buono che babbo e mamma dovevano stare attenti perché i bambini non ne mangiassero troppo facendo indigestione.

Quell’anno, però, il raccolto del grano era stato molto scarso e, consegnata al padrone la sua parte, quello che era rimasto era servito per macinare una quantità di farina che sarebbe bastata a fare pane al massimo per cinque mesi e cioè fino all’inizio di dicembre.

Così avvenne; mancavano quindici giorni a Natale e Alfonso aveva terminato la farina per il pane e non aveva soldi per comprarne altra.

“Che possiamo fare?” chiese mamma Giulia e Alfonso, povero contadino che lavorava tutto il giorno nel campo rispose: “ Non lo so, ma il Signore ci aiuterà”, e diede ai figli le ultime tre pagnotte di pane da mangiare per la cena.

Il giorno dopo Alfonso non aprì le finestre come faceva ogni mattina; le lasciò chiuse perché non entrasse la luce e quando uno dei figli, dopo un po’, cominciò a dire che forse era ora di alzarsi, Alfonso rispose: “Dormi bambino, vedi è buio, è ancora notte!”.

Continuò a dire così per tutto il giorno ai bambini che si svegliavano e volevano alzarsi e mangiare: “Dormi, è ancora notte!”  I bambini si fidavano del babbo e tornavano a dormire anche se a loro quella notte sembrava interminabile.

Alfonso pregava Gesù Bambino: “Ti prego, in cielo ci sono tante stelle, fa che qualcuna diventi pane per i miei bambini!”.

Il giorno dopo, verso sera, la situazione non era cambiata e ancora Alfonso con Giulia che non ce la faceva più diceva ai figli: “Dormite, è ancora notte!”.

Si sentì in quel momento il rumore di un carretto sulla strada e subito dopo qualcuno bussò alla porta di casa. Alfonso andò ad aprire e si trovò davanti Romeo, un altro contadino, però anziano, che lavorava il podere accanto al suo. Aveva con sé un carro con otto grossi sacchi.

“Senti Alfonso – disse Romeo- non è che ti possono servire questi otto sacchi di farina? Al mercato li pagano poco, io sono vecchio e per me basta quella che ho tenuto a casa; figli non ne ho  e non vorrei che andasse a male. Non ti chiederò molto e se ora non puoi pagare ne parleremo al prossimo raccolto, se sarà buono”.

Alfonso lì per lì  non sapeva cosa dire, ma gli occhi brillavano per la gioia. Non sapeva e non seppe mai che Romeo aveva visto le finestre chiuse da due giorni e aveva capito il guaio; era subito corso a caricare il suo carro di grano ed era andato al mulino a macinarlo.

Alfonso accettò la farina e quella sera alzò i bambini.

Andò a prendere una fascina di legna e accese il fuoco nel forno; mamma Giulia iniziò ad impastare  una parte di farina con l’acqua e i bambini fecero poi le pagnotte.  Fecero una pagnotta rotonda per ciascuno e anche una per il babbo e una per la mamma; con un coltello tracciarono una croce nella parte superiore e portarono  i pani al babbo. Dopo aver aspettato che lievitassero bene, Alfonso li mise nel forno caldo e guardò le stelle in cielo che a lui sembravano tante tante.

Tutta la famiglia era in piedi nell’aia davanti alla bocca del forno era già buio e faceva freddo, ma i bambini non lo sentivano; avevano invece tanta fame.

Alfonso aprì lo sportello del forno e con la paletta di legno dal manico lungo iniziò a tirare fuori i pani ormai cotti. Rimase stupefatto: che strano, i pani nel forno  erano diventati a forma di stella, eppure avevano ancora tutti il taglio a croce fatto dai bambini i quali, però, non stettero a pensarci molto e cominciarono ad assaggiare il pane.

Anche Alfonso assaggiò quel pane con mamma Giulia e gli sembrò che fosse il pane più buono che avesse mai mangiato: alzò gli occhi al cielo, guardò le stelle e gli sembrarono un po’ meno di prima.

azienda agricola quinzan faenza

Pietro Bandini

Questa fiaba è stata scritta da Pietro Bandini. Cliccando sulla foto ti raccontiamo anche la storia della sua azienda, Quinzàn.

 

 

 

 

 

Parte di questa fiaba racconta fatti realmente accaduti.

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