Cotogno e Pera Volpina

La pera volpina: il frutto indigeno romagnolo

La pera volpina: un po’ di storia

La pera volpina ha un albero mediamente vigoroso, resistente alle avversità e molto produttivo. I suoi frutti, inseriti nell’albero sui rametti a grappolo piccoli e rugginosi, si possono consumare solamente se cotti vista l’alta presenza di tannini nella polpa. Esistono due varietà, Broccolina e Volpona che possono essere consumate anche fresche e raccolte nelle prime settimane di autunno. Si conservano a temperatura ambiente per molte settimane e possono essere cotte sia nel Sangiovese che in acqua.

Come utilizzare la pera volpina in cucina

La pera volpina viene cotta con le castagne e qualche foglia d’alloro; il suo utilizzo più “famoso” è nella ricetta dei Savor e in altre confetture.

La ricetta: Pere volpine al Sangiovese

Ingredienti: 1 kg di pere volpine intere lavate, vino Sangiovese, chiodi di garofano e cannella, zucchero.

Preparazione: adagiate in una padella le pere in un unico strato. Versate il vino e il condimento, portate a cottura con fuoco lento per circa 1 ora (sul forno o sul fornello). Verificate sempre la cottura con uno stecchino e servite con il succo di cottura filtrato.

pera volpina

foto di Brisighella Ospitale

Curiosità e calorie

Durante la guerra, la pera volpina era molto ricercata per la sopravvivenza degli abitanti della montagna; è un frutto molto antico, presente da sempre nella tradizione contadina.

E’ una buona fonte di vitamine del gruppo B ed è dotata di un indice di sazietà molto elevato: per questo è molto indicata come spuntino o per concludere un pasto. L’elevato contenuto di fibra rende la pera volpina particolarmente adatta per regimi dietetici: la fibra non solubile, infatti, assorbe parte degli zuccheri ingeriti con altre sostanze, aiutando a ridurne l’assimilazione.

DOVE TROVARE LA PERA VOLPINA

Se sei incuriosito da questo frutto dimenticato, passa a trovare il nostro amico Luigi Franzoni nella sua azienda Vigne di Sopra.

Az. Agr. Vigne di Sopra

Az. Agr. Vigne di Sopra

Cotogno e Pera Volpina

Melo cotogno: un frutto dal sapore greco-romano

Il melo cotogno: un po’ di storia e il suo utilizzo in cucina

E’ un piccolo albero originario dell’area che va dall’Asia Minore fino alla Cina la cui coltivazione era nota in epoca greca e romana: ne abbiamo testimonianza in alcuni antichi affreschi di Pompei.

Frutto ricco di proteine, potete utilizzarlo come addensatore nelle marmellate e nella produzione di mostarde, gelatina cotognata, confetture, gelati, liquori e distillati.

La ricetta: conserva di melo cotogno

Ingredienti:1 kg di mele cotogne, 300 gr di zucchero, 2 limoni succo e scorza

Preparazione: tagliate le mele cotogne a fettine sottili e mettetele in una pentola con un bicchiere di acqua e il limone. Fatele cuocere coperte. Passatele, poi, nel passaverdura, e aggiungete lo zucchero se gradite una conserva fine. Rimettete sul fuoco per circa un’ora, fino a che non si addensa.

ricette melo cotogno

foto di ricette di campagna

Il melo cotogno è utilizzato anche per la preparazione dei savor:

leggi la nostra ricetta!

Curiosità e proprietà del melo cotogno

Nei riti matrimoniali era il frutto che non poteva mancare perchè considerato di buon auspicio e fecondità. Il nome attribuito all’albero, “Kidonia“, indica la città di Creta dalla quale i Greci hanno importato il cotogno nel VII secolo a.C. In tempi antichi, era anche utilizzato come profuma biancheria.

E’ il frutto ideale per chi ha difficoltà a digerire: grazie alla numerosa presenza dei tannini, il cotogno si distingue per le sue capacità astringenti e anti-infiammatorie oltre che antibatteriche.

Delizia d’autunno: il loto di Romagna

Loto di Romagna

Loto di Romagna

Un po’ di storia: si dice caco o loto di Romagna?

Frutto del diospiro, il loto di Romagna, comunemente conosciuto come cachi o kaki, è originario della zona meridionale della Cina. E’ una pianta molto resistente che non ha bisogno di antiparassitari. Non esiste una regola per cui un termine esclude l’altro: a noi piace chiamarlo loto di Romagna, ma è sicuramente corretto definirlo caco o kako.

Il consiglio dell’azdora: come cucinare il loto di Romagna?

La ricetta: Bavaresi di cachi

Ingredienti: 70 g di purea di cachi, 50g di zucchero, 70 g di latte, 120 gr di panna fresca, 3 tuorli, 5 gr di colla di pesce.

Preparazione: Sbattete i tuorli con lo zucchero. Bollite il latte e aggiungetelo al composto, Cuocete per pochi minuti. Levate dal fuoco e lasciate intiepidire, aggiungete, poi, la colla di pesce, che avrete precedentemente ammorbidita in acqua fredda, e la polpa di cachi. Lasciate raffreddare. Nel frattempo, montante la panna e aggiungetela alla crema con attenzione. Versate tutto nei stampini in alluminio e mettete in frigorifero per almeno 8 ore.

Questa ricetta è tratta da “In cucina con Ingles Coralli”

Curiosità e valori nutrizionali del loto di Romagna – caco.

L’albero è detto anche Mela d’Oriente o Albero delle sette virtù: lunga vita (può superare il mezzo secolo, pensate!), grande ombra, assenza di nidi fra i rami, inattaccabilità da parte dei tarli, possibilità di giocare con le sue foglie indurite dal ghiaccio e, infine, il bel fuoco che fornisce e la ricchezza di sostanza concimanti il terreno. E’ un frutto mediamente calorico, ricco di zuccheri semplici, tannini astringenti, vitamine C ed E, potassio e fosforo. E’ molto utile per la digestione grazie alla grande quantità di fibra alimentare che contiene.